Il gabinetto del dottor Caligari

di Robert Wiene
Das Kabinett des Dr. Caligari / Ger. 1919 / 75 min

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TRAMA: L’arrivo della fiera a Holstenwall porta in città il dottor Caligari che nel suo baraccone esibisce il sonnambulo Cesare attribuendogli poteri premonitori; iniziano a verificarsi delle morti sospette in paese e Francis intento a scoprire il responsabile giunge a incolpare il dottor Caligari che tramite ipnosi spinge Cesare a compiere le violenze; il medico ha usato le sue conoscenze scientifiche al servizio di piani diabolici, rivelata la vera natura del dottore questi viene internato in manicomio. Le vicende sono narrate in flashback da Francis che ad apertura del film appare seduto su una panchina intento a raccontare l’accaduto, solo a conclusione della vicenda narrata si capirà che la cornice narrativa è ambientata in un manicomio dove è Francis con tutti i protagonisti della storia (Cesare, Jane) ad essere internato e la cui direzione è affidata proprio al dottor Caligari. Il film si chiude a iris sullo sguardo del dottore, uno sguardo ambiguo che sgretola ancora una volta tutte le certezze dello spettatore.

  • REGIA: Robert Wiene
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Hans Janowitz, Carl Mayer
  • FOTOGRAFIA: Willy Hameister
  • INTERPRETI: Werner Krauss, Conrad Veidt, Lil Dagover, Friedrich Fehér, Hans von Twardowski, Rudolf Lettinger
  • SCENOGRAFIA: Walter Roehrig, Walter Reimann, Hermann Warm
  • MUSICHE: Hayim Kobi & Doctor X

Recensione

L’allucinata visione di un malato di mente regola il punto di vista della narrazione, la distorsione della realtà non può che regnare sovrana su tutta la scrittura scenica. Ambientazioni svincolate da qualsiasi regola razionale e dominate da soggettive linee prospettiche destabilizzano lo sguardo esterno e confondono reale e onirico tanto da percepire nel finale un’inquietante sensazione di reiterati déjà vu.
Le sperimentazioni figurative dell’avanguardia espressionista tedesca raggiungono la loro massima popolarità con scenari in cui si muovono ombre e sagome indefinite. Nella compagnia di Max Reinhardt si forma Conrad Veidt, il Cesare sinuoso quasi danzante che striscia lungo le pareti per compiere terribili atti di violenza. Figure disumanizzate al servizio di una vera e propria detective story, l’eco di Edgar Allan Poe con la sua struttura narrativa impeccabilmente razionale minata da un punto di vista che apre una voragine sulla linearità delle azioni dei protagonisti, si unisce alla tradizione letteraria romantica tedesca con il tema della follia accompagnato dalla crisi dell’individuo e della sua incapacità di affrontare il mondo moderno in maniera adeguata.
“Il film espressionista per eccellenza” è soprattutto una grandiosa opera di sperimentazione tecnica in cui arti figurative, teatrali e letterarie si sintetizzano. Trucco e illuminazione valorizzano l’esasperata recitazione degli attori ampliata dall’appiattimento bidimensionale degli scenari. L’avanguardia espressionista ripudia la realtà contingente per accogliere la visione soggettiva e patologica spingendo chiunque ad identificarsi con questa, non a caso la campagna pubblicitaria della Decla culminò con l’inquietante manifesto “Devi diventare Caligari”.

Marilù Ursi