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	<title>Sentieri nel Cinema</title>
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	<description>XX Edizione: Cinema allo specchio</description>
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		<title>Comunicato stampa del 30 novembre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 17:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Terzo appuntamento con CINEMA ALLO SPECCHIO, la XX edizione della rassegna cinematografica Sentieri nel Cinema. Domani, giovedì 1 dicembre, presso il cinema Armenise: spazio al cinema italiano, attraverso tre dei suoi autori più importanti. Alle ore 18.00, si comincia con Nitrato d&#8217;argento, l&#8217;ultima opera di &#8230; <a href="http://www.sentierinelcinema.it/press/comunicato-stampa-del-30-novembre-2011/">Segue <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Terzo appuntamento con <strong>CINEMA ALLO SPECCHIO, </strong>la XX edizione della rassegna cinematografica Sentieri nel Cinema.</p>
<p><a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/utente/Desktop/UFF%20ST%2011/COM%20WEB%2030%20Nov.doc">Domani</a>, <strong>giovedì 1 dicembre</strong>, presso il cinema Armenise: spazio al cinema italiano, attraverso tre dei suoi autori più importanti.</p>
<p>Alle <strong>ore 18.00</strong>, si comincia con<strong> Nitrato d&#8217;argento</strong>, l&#8217;ultima opera di Marco Ferreri, realizzato nel 1996, un montaggio di scene girate tra l’Ungheria e l’Italia, e altre scene prese da film, cinegiornali e filmati di repertorio; in occasione del centenario della nascita del Cinema, Ferreri ci regala un racconto di amore/odio per l’arte filmica in cui sembra annunciare la fine di un’era, quella delle sale di un tempo, celebrate in questo film.</p>
<p>Alle <strong>20.00</strong>, appuntamento con la ormai solita <em>Sezione Backstage</em>: sarà proiettato il “making of” realizzato da Graziano Conversano per il film <strong><em>Mio Cognato</em></strong> di Alessandro Piva.</p>
<p>Alle<strong> 20.30</strong>, sullo schermo dell&#8217;Armenise scorreranno le immagini di<strong> Sogni d&#8217;oro</strong>, di Nanni Moretti, in cui quest&#8217;ultimo interpreta un regista in preda alla nevrosi durante la lavorazione del suo nuovo film <em>La mamma di Freud</em>.</p>
<p>Infine, alle <strong>22.30</strong>, un tuffo nel passato con <strong>La signora senza camelie</strong>, film del 1953 di Michelangelo Antonioni, un inusitato dramma sul cinismo che sotto i lustrini pervade il mondo del cinema, raccontato attraverso la storia di Clara Manni, ex commessa di stoffe, che si ritrova improvvisamente a vivere il ruolo di diva del cinema.</p>
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		<title>Comunicato Stampa del 28 novembre</title>
		<link>http://www.sentierinelcinema.it/press/comunicato-stampa-del-28-novembre/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 18:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il grande successo di pubblico della serata d&#8217;inaugurazione, che ha visto la sala 1 del cinema Armenise gremita di persone per la visione del capolavoro di Fellini, 8 ½, Cinema allo Specchio, ovvero la XX edizione di Sentieri nel &#8230; <a href="http://www.sentierinelcinema.it/press/comunicato-stampa-del-28-novembre/">Segue <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il grande successo di pubblico della serata d&#8217;inaugurazione, che ha visto la sala 1 del cinema Armenise gremita di persone per la visione del capolavoro di Fellini, <strong>8 ½</strong>, <em>Cinema allo Specchio</em>, ovvero la XX edizione di Sentieri nel Cinema, entra nel vivo della sua programmazione.</p>
<p>Si riparte domani, <strong>martedì 29 novembre</strong>, alle <strong>ore 18.00</strong>, con <strong><em>Vecchia America</em></strong> di Peter Bogdanovich, un film sulle origine del cinema americano e sui primi passi dell&#8217;industria cinematografica agli inizi del XX secolo.</p>
<p>Alle <strong>ore 20.00</strong>, per la Sezione Backstage, sarà proiettato il video girato nel <strong>backstage</strong> del film di Ferzan Ozpetek, Mine Vaganti, dal giovane regista salentino <strong>Gianni De Blasi</strong>.</p>
<p>Alle <strong>ore 20.30</strong> sarà il momento del capolavoro di Tim Barton, <strong><em>Ed Wood</em></strong>, un atto di affetto e stima professionale nei confronti di Edward D. Wood Jr., un personaggio bizzarro considerato il peggior regista della sotria del cinema.</p>
<p>Alle <strong>22.40</strong>, infine, <strong><em>S.O.B.</em></strong> di Blake Edwards, una commedia ricca di invenzioni, intuizioni e gags articolate a ritmo frenetico, accompagnate da uno humour velenoso contro l&#8217;industria cinematografica.</p>
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		<title>Comunicato Stampa del 24 novembre</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 19:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Venti edizioni, vent’anni di vecchio cinema e il pubblico straordinariamente competente che ogni anno accompagna la rassegna, rappresentano un traguardo di cui esser fieri, soprattutto per quei compagni di viaggio, collaboratori generosi e visionari, che nel tempo hanno contribuito a &#8230; <a href="http://www.sentierinelcinema.it/press/comunicato-stampa-del-24-novembre/">Segue <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venti edizioni, vent’anni di vecchio cinema e il pubblico straordinariamente competente che ogni anno accompagna la rassegna, rappresentano un traguardo di cui esser fieri, soprattutto per quei compagni di viaggio, collaboratori generosi e visionari, che nel tempo hanno contribuito a comporre, film dopo film, il caleidoscopico percorso che è la storia di Sentieri nel Cinema. Oltre trecento film e centinaia fra cortometraggi, film sperimentali e cinegiornali Luce, dai fratelli Lumière ai fratelli Coen, tracciano un percorso che racchiude un po’ tutta la storia del cinema, e poiché ogni ricorrenza che si rispetti richiede di volgere uno sguardo indietro, la XX edizione farà compiere alla cinepresa una rotazione di 180° e lascerà, per una volta, che sia il cinema stesso &#8211; corpo/immagine dinanzi a uno specchio &#8211; a parlare di sé.</p>
<p>Vate ispiratore della rassegna non poteva che essere Federico Fellini.</p>
<p>È proprio con lui che il programma si inaugura domani, <strong>Venerdì 25 novembre</strong>, e nella fattispecie con <strong><em>8 ½</em></strong> (1963), il suo film più emblematico.</p>
<p>Il film sarà introdotto dal critico cinematografico<strong> Oscar Iarussi</strong> che al grande autore riminese ha dedicato il suo recente lavoro, “<em>L&#8217;infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini”</em> (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo).</p>
<p>Ma la serata inaugurale offre un ulteriore motivo di interesse: la proiezione del capolavoro di Fellini, infatti, sarà preceduta dall’inedito documentario di<strong> </strong>Mario Sesti,<strong> <em>L’ultima sequenza: le immagini mai viste di Fellini 8 ½</em></strong>, che, a partire dalle splendide fotografie scattate da Gideon Bachmann durante la lavorazione del film e utilizzando interviste rilasciate dallo stesso Fellini e dai suoi collaboratori, ne ricostruisce la genesi, rivelando il mistero di una sequenza scomparsa.</p>
<p>Sarà lo stesso <strong>Mario Sesti</strong>, presente in sala al fianco di Oscar Iarussi, a parlarne al pubblico.</p>
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		<title>Vent’anni di vecchio cinema, il cinema allo specchio</title>
		<link>http://www.sentierinelcinema.it/approfondimenti/il-cinema-allo-specchio/</link>
		<comments>http://www.sentierinelcinema.it/approfondimenti/il-cinema-allo-specchio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[“Al cinema mi piace rivedere i film vecchi. Essi agiscono in maniera incomparabile con il passato e il ricordo. Le immagini che preserviamo dal passato lontano e che sono pertanto le più tenaci, si modificano sotto l’azione combinata della memoria &#8230; <a href="http://www.sentierinelcinema.it/approfondimenti/il-cinema-allo-specchio/">Segue <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Al cinema mi piace rivedere i film vecchi. Essi agiscono in maniera incomparabile con il passato e il ricordo. Le immagini che preserviamo dal passato lontano e che sono pertanto le più tenaci, si modificano sotto l’azione combinata della memoria e dell’oblio, e di questo siamo coscienti. Rivedere un film è dunque un’esperienza straniante poiché ci mette a confronto con delle immagini del passato che non sono cambiate. A volte esse ci sorprendono, e anche se si tratta di un film che abbiamo visto più volte, capita di ritrovare dettagli dimenticati o, più esattamente, trasformati dalla memoria che malgrado la rievocazione di immagini girate un tempo, ha continuato il suo lavoro di ri-creazione. E poi ci lasciamo di nuovo ogni volta prendere dal ritmo della narrazione come se questa fosse inedita. Rivedere un film vecchio è provare simultaneamente i piaceri dell’attesa e del ricordo, esperienza di cui la vita quotidiana non ci offre mai l’occasione.” (Marc Augé)</p></blockquote>
<p>Queste parole, tratte dalla lettura “Rito e inizio” che Marc Augé ha tenuto al Petruzzelli di Bari in occasione del Festival “Frontiere”, descrivono in maniera incomparabile l’assunto che vent’anni fa, mentre le sale chiudevano, ci spinse a intraprendere un viaggio, sui sentieri del cinema, dagli esiti imprevedibili.</p>
<div id="attachment_1809" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1809" title="img-articolo1991" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/img-articolo1991.jpg" alt="Scarica l'articolo di Oscar Iarussi Gazzetta del Mezzogiorno 1991" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Gazzetta del Mezzogiorno 1991</p></div>
<p>Ma se rivedere vecchi film apparve all’epoca una scelta rischiosa (<strong><a title="Articolo 1991 di Oscar Iarussi" href="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/articolo-1991-sentieri-nel-cinema.pdf" target="_blank">leggi l&#8217;articolo scritto da Oscar Iarussi in quel 1991</a></strong>) alla luce del panorama attuale, fervido di interesse e di interessi che ruotano intorno al cinema, rivela la lungimiranza di una visione dai frutti preziosi. Venti edizioni e il pubblico straordinariamente competente che ogni anno ci accompagna, rappresentano un traguardo di cui esser fieri, soprattutto per quei compagni di viaggio, collaboratori generosi e visionari, che nel tempo hanno contribuito a comporre, film dopo film, il caleidoscopico percorso che è la nostra storia.</p>
<p>E poiché ogni ricorrenza che si rispetti richiede di volgere uno sguardo indietro, la XX edizione fa compiere alla cinepresa una rotazione di 180° e, per una volta, lascerà al cinema il compito di parlare di sé, corpo/immagine dinanzi a uno specchio. Ma lo specchio cinematografico ha mille insidie: si carica di significati metaforici, è capace di frantumarsi in mille schegge, di rifrangere immagini e storie che contengono all’infinito altre storie. Può persino ribaltare punti di vista, capovolgere prospettive e svelare senza pudori la magia del cinema nel suo farsi, i suoi trucchi, i suoi inganni.</p>
<div id="attachment_1811" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1811 " title="Federico Fellini e Claudia Cardinale" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/fellini-cardinale-300x205.jpg" alt="Federico Fellini e Claudia Cardinale" width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Federico Fellini e Claudia Cardinale</p></div>
<p>Prestigiatore eccelso, e mago sublime della settima arte, non poteva che essere Federico Fellini il vate ispiratore della rassegna. Il <strong><a title="programma sentieri cinema allo specchio" href="http://www.sentierinelcinema.it/programma">programma</a></strong> si inaugura con <strong><a title="scheda-film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/8-e-mezzo/">8 ½</a></strong> (1963), il suo lavoro più emblematico e, come lo definì Tullio Kezich, “il più clamoroso film-confessione della storia del cinema”. La proiezione sarà preceduta dall’<strong>inedito documentario di Mario Sesti <a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/lultima-sequenza-le-immagini-mai-viste-di-fellini-8-%C2%BD/">L’ultima sequenza: le immagini mai viste di Fellini 8 ½</a></strong>, che, a partire dalle splendide fotografie scattate da Gideon Bachmann durante la lavorazione del film e utilizzando interviste rilasciate dallo stesso Fellini e dai suoi collaboratori, ne ricostruisce la genesi rivelando il mistero di una sequenza scomparsa.</p>
<div id="attachment_1822" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1822 " title="Peter Bogdanovich" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/peter-bogdanovich.jpg" alt="Peter Bogdanovich" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Peter Bogdanovich</p></div>
<p>Seguendo il filo appena tracciato, il guardarsi allo specchio impone anzitutto un dialogo con il tempo e <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/vecchia-america/">Vecchia America</a></strong>, diretto da Peter Bogdanovich nel 1976, è un evidente omaggio alle origini del mito di Hollywood, agli anni dell’avventura e della spensieratezza, agli anni in cui ancora il cinema cercava sé stesso. <em>Nickelodeon</em>, il titolo originale, sta a indicare quei “cinemini” improvvisati del primo Novecento cui si accedeva appunto con un nickel. Il film ricostruisce il clima e il senso di provvisorietà di quel mondo, e lo fa mettendo in scena le peripezie di una troupe improvvisata, come spesso allora accadeva, il cui regista è un avvocato disoccupato, e il principale interprete un ex sicario della malavita.</p>
<div id="attachment_1823" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1823 " title="Tim Burton" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/tim-burton.jpg" alt="Tim Burton" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Tim Burton</p></div>
<p>Poi arrivò Griffith, il cinema divenne arte e iniziò la sua storia, ma cinquant’anni dopo Edward D. Wood Jr., un cineasta armato di sola passione, mise insieme un’altra sgangherata troupe per girare una serie di <em>B-movies</em> che gli valsero il titolo di peggior regista di ogni tempo. Rivalutato nel tempo – memorabile il suo <em>Plan 9 from Outer Space</em> del 1959 con il mitico Bela Lugosi resuscitato dagli inferi –, a immortalarlo definitivamente come autore di culto ci pensò Tim Burton dedicandogli <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/ed-wood/">Ed Wood</a></strong> (1994), un’insolita commedia in bianco e nero che ripercorre le sue bizzarre vicende, umane e professionali, fornendo un curioso esempio di cinema “cannibale”, che si nutre di sé.</p>
<div id="attachment_1824" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1824 " title="Blake Edwards" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/blake-edwards.jpg" alt="Blake Edwards" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Blake Edwards</p></div>
<p>Altro è il caso di Blake Edwards, prolifico sceneggiatore e autore di commedie sofisticate e brillanti (<em>Colazione da Tiffany</em>, <em>Hollywood party</em>) che dietro lo “humour nero” di <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/s-o-b/">S.O.B.</a></strong> (1981) rivolge, all’ambiente del cinema e alla fauna di arrivisti e sfruttatori che lo frequentano, uno sguardo velenoso e corrosivo che non ha niente di nostalgico.</p>
<p>Nell’ambito del cinema italiano, il programma propone tre autori diversissimi fra loro.</p>
<div id="attachment_1826" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1826 " title="Marco Ferreri" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/marco-ferreri.jpg" alt="Marco Ferreri" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Marco Ferreri</p></div>
<p>Si comincia con Marco Ferreri che, nel suo ultimo film <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/nitrato-dargento/">Nitrato d’argento</a></strong>(1996), scarnifica il discorso all’essenziale e si concede un lungo viaggio attorno e dentro il cinema, ripercorrendone la storia e l’evoluzione in un unico flusso di immagini, tra fiction e documenti d’epoca, che lasciano trasparire, cosa insolita per lui, una punta di affettuosa nostalgia.</p>
<div id="attachment_1827" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1827  " title="Nanni Moretti" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/nanni-moretti.jpg" alt="Nanni Moretti" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Nanni Moretti</p></div>
<p>Nanni Moretti non ha mai fatto niente per nascondere la natura autobiografica dei suoi film e in <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/sogni-doro/">Sogni d’oro</a></strong> (1981) mette esplicitamente in scena, col solito irresistibile effetto comico, le nevrotiche elucubrazioni di un regista paranoico alle prese con un nuovo film (<em>La madre di Freud</em>), dubbi e crisi esistenziale inclusi. Lo sguardo è sì rivolto al cinema, ma in una dimensione interiore da cui emergono quei fantasmi dell’inconscio evocati da Freud.</p>
<div id="attachment_1831" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1831" title="Michelangelo Antonioni" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/michelangelo-antonioni.jpg" alt="Michelangelo Antonioni" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Michelangelo Antonioni</p></div>
<p>Antonioni invece, col suo stile basato su decantazioni, prolungamenti e sospensioni che fanno pensare a immagini riflesse da uno specchio appannato, pone l’attenzione sul nascente mondo dello star-system: ne <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/la-signora-senza-camelie/">La signora senza camelie</a></strong>(1953) segue il tragico percorso di una commessa che diventa per caso interprete di un film di successo, e si ritrova catapultata in un ambiente estraneo, cinico e ostile.</p>
<div id="attachment_1832" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1832" title="Robert Altman" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/robert-altman.jpg" alt="Robert Altman" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Robert Altman</p></div>
<p>Ma è Robert Altman a guidarci nei meandri oscuri della “fabbrica dei sogni” puntando i riflettori, ne <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/i-protagonisti/">I protagonisti</a></strong> (1992), sul “dietro le quinte” di una “macchina” capace di stritolare tutti: produttori, sceneggiatori, soggettisti e una insolita carrellata di attori e protagonisti (più di settanta), che sulla scena del film interpretano sé stessi.</p>
<div id="attachment_1835" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1835 " title="Michel Gondry" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/michel-gondry.jpg" alt="Michel Gondry" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Michel Gondry</p></div>
<p>Michel Gondry, da visionario a tempo pieno qual è, si pone invece un eccentrico interrogativo: cosa accadrebbe se le copie di tutti i film esistenti andassero perdute? La risposta è <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/be-kind-rewind-gli-acchiappafilm/">Be Kind Rewind &#8211; Gli acchiappafilm</a></strong> (2008): si prende una macchina da presa, possibilmente in prestito, e si rigirano tutti i film con mezzi di fortuna, in estremo stile <em>nouvelle vague</em>, con camera a mano e attori presi dalla strada. Certamente un racconto utopico, ma pervaso di dolce follia e dal desiderio di sognare.</p>
<div id="attachment_1837" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1837" title="Olivier Assayas" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/olivier-assayas.jpg" alt="Olivier Assayas" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Olivier Assayas</p></div>
<p>Segue <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/irma-vep/">Irma Vep</a></strong> (1996), un film girato da Olivier Assayas in super 16 e in quattro settimane, nello stile militante degli anni Sessanta, ma senza rinunciare a un’idea di cinema molto personale, capace di ribaltare lo scarto tra realtà e finzione avvicinando lo spettatore al cuore del mistero/cinema.</p>
<div id="attachment_1838" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1838" title="Elia Kazan" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/elia-kazan.jpg" alt="Elia Kazan" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Elia Kazan</p></div>
<p>Il programma riserva all’ultimo appuntamento la rievocazione di un altro momento di svolta nella storia del cinema. Ispirandosi al romanzo incompiuto di Francis Scott Fitzgerald <em>The last tycoon</em>, Elia Kazan ne <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/gli-ultimi-fuochi/">Gli ultimi fuochi</a></strong> (1976) descrive la parabola dell’ultimo grande magnate dell’industria cinematografica degli anni Trenta, quell’Irving Thalberg, boss della MGM, interpretato magistralmente da Robert De Niro.</p>
<div id="attachment_1839" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1839" title="Wim Wenders" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/wim-wenders.jpg" alt="Wim Wenders" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Wim Wenders</p></div>
<p>Anche Wim Wenders è autore di una personale riflessione sul cinema iniziata nel 1982 con <em>Lo stato delle cose</em>; in <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/lisbon-story/">Lisbon Story</a></strong> (1994), mettendo ancora una volta in scena la crisi di un regista, la approfondisce indagando sui rapporti tra immagine e suono, pellicola e video, verità e menzogna, con un evidente omaggio a Federico Fellini, da poco scomparso, già nella scena iniziale in cui si intravede la prima pagina di un giornale con il titolo “Ciao Fellini”.</p>
<div id="attachment_1840" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-1840" title="François Truffaut" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/françois-truffaut.jpg" alt="François Truffaut" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">François Truffaut</p></div>
<p>Il programma si conclude con un film che è anche una sintesi felice dei temi sin qui trattati. <strong><a title="scheda film" href="http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/effetto-notte/">Effetto notte</a></strong> (1973) di François Truffaut non è solo il diario di bordo di un autore e la cronaca di quanto accade dentro e fuori il set. Nel doppio alternarsi tra realtà e finzione, Truffaut conduce per mano lo spettatore dietro lo specchio, dietro l’illusione, facendogli provare, alla fine del film, lo stesso rammarico e le stesse commosse emozioni della troupe, dopo l’ultimo ciak.</p>
<p>La <strong><a title="backstage" href="http://www.sentierinelcinema.it/sezione-backstage/backstage/">sezione video</a></strong> di questa edizione di Sentieri nel Cinema, <strong>realizzata in collaborazione con la Fondazione Apulia Film Commission e curata da Toni Cavalluzzi</strong>, è dedicata al <strong><a title="backstage" href="http://www.sentierinelcinema.it/sezione-backstage/backstage/">Backstage</a></strong>.</p>
<p>Buona visione</p>
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		<title>Resistenza del corpo-cinema</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ammettiamo l’idea per cui le immagini cinematografiche non sono un contorno, un contesto, bensì – assumendo l’immagine-tempo – un ritorno continuo del testo del mondo, la materializzazione, via via, delle modificazioni dell’universo, allora dobbiamo accettare che è sul piano &#8230; <a href="http://www.sentierinelcinema.it/approfondimenti/resistenza-del-corpo-cinema/">Segue <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1849" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-1849" title="Federico Fellini e Marcello Mastroianni" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/img-articolo-abiusi-150x150.jpg" alt="Federico Fellini e Marcello Mastroianni" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Federico Fellini e Marcello Mastroianni</p></div>
<p>Se ammettiamo l’idea per cui le immagini cinematografiche non sono un contorno, un contesto, bensì – assumendo l’immagine-tempo – un ritorno continuo del testo del mondo, la materializzazione, via via, delle modificazioni dell’universo, allora dobbiamo accettare che è sul piano cinematografico (spesso piano-sequenza) che si gioca l’ampiezza, lunghezza, profondità, bagliore, umore dell’immanenza. E perciò il cinema non può che occuparsi del cinema, in quanto formattazione astrale, nella cui luce siamo immersi, come sagome in attesa di prendere senso. Condensazione di apparizioni dentro l’apparizione, che deviano, rifrangono, rimandano le coordinate spazio-temporali della civiltà dei consumi, in favore della vertigine di una realtà immaginale, cioè reale nella misura in cui appare il desiderio, la poesia, il personaggio incorporato nell’attore. L’attuale è un corpo a corpo con l’immagine. E ciò lo abbiamo visto una volta per tutte quest’anno a Venezia, dentro quel <em>Cut</em> di Amir Naderi, che è un meccanismo concentrico, cinema nel cinema nel cinema e così via, attraverso noi che guardiamo <em>Cut</em>, in cui c’è un pubblico che assiste a un film di Baster Keaton, nel quale lui sdoppiandosi (divenendo spettro, cioè puro personaggio alla ricerca di un corpo), va a interagire con un’altra messa in scena. E poi perché <em>Cut</em> è un film che si fa corpo tumefatto, congerie di cento capolavori della storia del cinema, che diviene fibra, membrana aperta angelicamente ai colpi dello Spettacolo-Capitale, quei film massivi irrorati da fasci sudici di Denaro. Ma questa membrana resiste: quando non è alle prese con le percosse, si sottopone alla cura dei fasci di film capolavori, che leniscono, rinforzano, così riesce a sopravvivere. È la sopravvivenza del Cinema d’arte, in un conto alla rovescia fatto di titoli (oltre che di pugni furenti al corpo-capolavoro) sgranati via via sullo schermo, perché sono la linfa da cui il protagonista prende corpo, Resistenza, fino ad arrivare a Otto e mezzo e poi Citizen Kane, dimostrazione di come il sogno del cinema non possa che rappresentare solo se stesso cioè l’altro da sé che è nelle immagini, questi fantasmi, questi scorci che sono sogno e sono la realtà della poesia, cioè, come notava follemente Nietzsche, l’unica realtà (im)plausibile. Non si poteva che iniziare da <strong><em>Otto e mezzo</em></strong> allora, cioè dalla girandola di desideri felliniani, che mentre appaiono, scandiscono la materia, il corpo del cinema, e di là verificarne la resistenza contro i duri colpi del Mercato, soprattutto, credo, attraverso il magnifico trittico italiano Moretti-Ferreri-Antonioni, comparizioni fantasmatiche e fibratili, ancora fulgide, nel mezzo dell’onnubilato Spettacolo che si svolge proprio ora, fuori dal cinema.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Luigi Abiusi</em><br />
<em>Direttore della rivista online Uzak.it; critico cinematografico per Filmcritica.</em></p>
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		<title>Lo specchio, l’autore, il secondo specchio (di fronte al primo)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[In una delle presentazioni dell’Orizzonte degli eventi Cristò ha definito la metaletteratura un «corto circuito», argomentando che ciò che si vede guardandosi allo specchio è infinitamente meno interessante di quello che si può osservare ponendosi fra due specchi, l’uno di &#8230; <a href="http://www.sentierinelcinema.it/approfondimenti/lo-specchio-l%e2%80%99autore-il-secondo-specchio-di-fronte-al-primo/">Segue <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1855" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-1855" title="Anna Magnani" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/img-articolo-susca-150x150.jpg" alt="Anna Magnani" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Anna Magnani</p></div>
<p>In una delle presentazioni dell’Orizzonte degli eventi Cristò ha definito la metaletteratura un «corto circuito», argomentando che ciò che si vede guardandosi allo specchio è infinitamente meno interessante di quello che si può osservare ponendosi fra due specchi, l’uno di fronte all’altro.<br />
La vista della nostra immagine ripetuta in un corridoio di specchi rende l’idea della moltiplicazione di sé, del paradosso, dell’affascinante finzione di una realtà riflessa <em>ad infinitum*</em>.<br />
Ciascuno specchio, così, riflette e moltiplica, in un gioco al rilancio che non ha fine, e la prospettiva rende il nostro finito e limitato corpo una moltitudine di noi nella galleria del riflesso.<br />
È ciò che accade nell’arte quando la creazione toglie i freni all’invadenza dell’io e tende a rappresentare l’autore nell’opera: in tal modo il sé è inglobato nella creazione artistica e quindi l’autore si ritrova ancora al di fuori della propria rappresentazione, e dunque nuovamente nella necessità – e nel fascino del rischio – di rappresentare ancora sé stesso che osserva l’opera. È un’illusione, il tentativo di rendere conto della tridimensionalità e del tempo nella superficie piatta del foglio, della tela o dello schermo cinematografico.<br />
Lo specchio è la parziale compensazione al terrore di non poter catturare il momento preciso dell’atto creativo rendendo conto della presenza di chi sta creando, è la conferma che l’autore cerca della propria esistenza.<br />
Laurence Sterne che crea un Tristram Shandy consapevole di non poter vincere la battaglia della scrittura contro il tempo della vita, che attimo per attimo aggiunge materiale di cui rendere conto in una autobiografia che voglia essere precisa, e David Foster Wallace che aggiunge note per specificare a un livello sempre più dettagliato e più personale, e John Barth che tenta di dettare sulla pagina i tempi esatti della vita dei suoi personaggi: tutti autori allo specchio, che provano ad esserci e a scomparire, tutti nel pieno del paradosso di essere consapevoli di sé e della propria opera pur tentando di nascondere l’io, «il più lurido dei pronomi»: ma, facendolo, ostentano la loro presenza. Non funzionerebbe fotografare lo specchio e modificare l’immagine per eliminare il fotografo; nel riprendere uno specchio al cinema non si potrà impedire allo spettatore di arrovellarsi su dove sia la telecamera, a rischio di non seguire più la storia.<br />
Meraviglioso equilibrio quello degli autori che senti parlare in sottofondo, che accompagnano lo svolgersi della storia, e che nello specchio, anche se sfocati, sullo sfondo, puoi vedere.</p>
<p>*<em>Ad infinitum</em> è un racconto di John Barth pubblicato nella raccolta <em>La vita è un’altra storia</em>, libro la cui copertina raffigura un cappello a cilindro con dentro il libro con la copertina di un cappello a cilindro con dentro il libro… ma nell’ultimo cappello c’è un coniglio.</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Conferenza stampa</title>
		<link>http://www.sentierinelcinema.it/press/conferenza-stampa-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 23 novembre, ore 11:00 &#124; Cineporto di Bari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 23 novembre, alle ore 11.00, presso il <a title="mappa cineporto di bari" href="http://maps.google.it/maps?q=Cineporto,+Fiera+del+Levante+-+Bari&amp;hl=it&amp;ll=41.13471,16.858821&amp;spn=0.026504,0.066047&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=27.762454,67.631836&amp;z=15&amp;iwloc=A" target="_blank">Cineporto di Bari</a>, si terrà la conferenza stampa di presentazione della XX Edizione di Sentieri nel Cinema</p>
<h3 class="section-title" style="text-align: center;">Cinema allo specchio</h3>
<p>Interverranno:</p>
<ul>
<li>Silvia Godelli &#8211; Assessore al Mediterraneo Regione Puglia</li>
<li>Corrado Petrocelli &#8211; Rettore Università degli Studi di Bari</li>
<li>Silvio Maselli &#8211; Direttore Apulia Film Commission</li>
<li>Mario Fiorentino &#8211; Direttore Artistico Sentieri nel Cinema</li>
</ul>
<p><em>Durante la conferenza verrà distribuita la cartella stampa e sarà possibile procedere all&#8217;accreditamento.</em></p>
<p><strong>Ufficio Stampa</strong><br />
Vincenzo Pietrogiovanni<br />
<a href="mailto:press@sentierinelcinema.it"> press@sentierinelcinema.it</a><br />
Tel + 39 349 1043949</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ultima sequenza: le immagini mai viste di Fellini 8 ½</title>
		<link>http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/lultima-sequenza-le-immagini-mai-viste-di-fellini-8-%c2%bd/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema allo specchio]]></category>

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		<description><![CDATA[INAUGURAZIONE &#124; Venerdì 25 Nov, ore 20:00 &#124; Cinema Armenise]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1543" title="ultima-sequenza-fellini-ottoemezzo" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/ultima-sequenza-fellini-ottoemezzo.jpg" alt="" width="589" height="252" /></p>
<p><strong>con:</strong> Federico Fellini (voce), Gideon Bachmann (voce) Marcello Mastroianni (voce); Anouk Aimée, Claudia Cardinale, Anna Falk, Sandra Milo, Marina Ceratto, Emilio Loffredo, Orietta Nasalli Rocca, Luciano Ricceri, Fausto Ancillai, Tullio Kezich, Renato Marinelli, Pietro Notarianni, Tullio Pinelli, Tatti Sanguineti, Enzo Verzini, Lina Wertmuller</p>
<ul>
<li><strong>SOGGETTO E REGIA:</strong> Mario Sesti</li>
<li><strong>SUONO, RIPRESE E MONTAGGIO:</strong> Valerio Quintarelli</li>
<li><strong>ORGANIZZAZIONE E AIUTO REGIA:</strong> Marco Quintarelli</li>
<li><strong>COLLABORAZIONE ALLE RIPRESE:</strong> Antonio Grambone</li>
<li><strong>MUSICA:</strong> Federico Badaloni, Aphex Twin</li>
<li><strong>COLLABORAZIONE ALL&#8217;EDIZIONE:</strong> Maria D&#8217;Agostini</li>
<li><strong>PRODOTTO DA:</strong> Francesco Tornatore per Sciarlò, in collaborazione con Cinemazero e Fury Department Produzioni (girato in video digitale e trasferito su 35 mm)</li>
</ul>
<p>Tra le migliaia di foto inedite, scattate da un giornalista americano, Gideon Bachmann, sul set di &#8217;8 1/2&#8242; di Fellini, si scoprono inquadrature mai viste, notturne, misteriose, girate nel vagone ristorante di un treno, popolato di tutti i personaggi del film: sono scatti realizzati sul set di una sequenza che viene descritta nei dettagli nella sceneggiatura originale e che doveva costituirne il finale. Che fine ha fatto? Solo pochi l&#8217;hanno vista, e gli stessi attori (dalla Cardinale ad Anouk Aimèe), la ricordano come un sogno. Il film affronta una sorta di inchiesta su questo mistero, interpellando tutti coloro ancora in vita che parteciparono alla sua realizzazione o che la videro proiettata e allo stesso tempo ricostruisce il mondo incantevole di quel film grazie alle foto del set e alla voce di Fellini che, da quaranta anni, Bachmann ha conservato registrata su nastro.<br />
E che ora è possibile ascoltare per la prima volta.</p>
<blockquote><p><strong>Mario Sesti</strong>, critico e giornalista cinematografico, è anche autore di film documentari &#8211; tra cui L’ultima sequenza &#8211; proiettati al Festival di Cannes, al MoMA di New York, all&#8217;Università di Princeton, al Festival di Locarno, al Torino Film Festival, al Museo Guggenheim di New York. È tra i direttori artistici della Festa del Cinema di Roma e responsabile della sezione “Extra”.<br />
Ha scritto libri e monografie su Nanni Moretti, il Nuovo Cinema Italiano, il cinema poliziesco e su Pietro Germi.<br />
Attualmente coordina un laboratorio di critica cinematografica per studenti della laurea magistrale, presso il polo DAMS di Roma Tre.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>8 e ½</title>
		<link>http://www.sentierinelcinema.it/cinema-allo-specchio/8-e-mezzo/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema allo specchio]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 25 Novembre, ore 21:00 &#124; Cinema Armenise]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1445" title="ottoemezzo" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/ottoemezzo.jpg" alt="" width="589" height="252" /></p>
<p><strong>TRAMA:</strong> Guido è un regista cinematografico in crisi. Oppresso dai ritmi e dalle esigenze del set, vaga in un limbo sospeso tra ricordi e desideri, ansie e speranze, perdendo, per poi ritrovarlo, il confine tra realtà e finzione, tra cinema e vita.</p>
<ul>
<li><strong>REGIA:</strong> Federico Fellini</li>
<li><strong>SOGGETTO E SCENEGGIATURA:</strong> Federico Fellini, Ennio Flaiano</li>
<li><strong>FOTOGRAFIA:</strong> Gianni Di Venanzo</li>
<li><strong>MONTAGGIO:</strong> Leo Catozzo</li>
<li><strong>INTERPRETI:</strong> Marcello Mastroianni, Anouk Aimée, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Rossella Falk</li>
<li><strong>SCENOGRAFIA:</strong> Piero Gherardi</li>
<li><strong>MUSICHE:</strong> Nino Rota</li>
<li><strong>PRODUZIONE:</strong> Angelo Rizzoli</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong>Recensione</strong></p>
<blockquote><p>Un uomo in macchina, intrappolato in un infernale ingorgo con la disperata voglia di fuggire dall’abitacolo opprimente e dagli sguardi fissi e insistenti degli altri automobilisti. Spiccare il volo per poi precipitare, come un precario e inerme Icaro, nella realtà affamata di risposte e decisioni da prendere.<br />
L’uomo è un famoso regista e sin dalla prima sequenza ci è offerta la chiave d’accesso per immergerci nell’assurda e confusa “baracca” di un set cinematografico.<br />
Dopo la consacrazione ottenuta con La dolce vita, la realizzazione di Otto e mezzo giunge in un momento cruciale della carriera di Federico Fellini e Guido, interpretato da uno straordinario Marcello Mastroianni, incarna in modo magistrale l’alter ego del regista riminese.<br />
Protagonista incontrastata del film è la confusione, che intrappola il regista in un groviglio che egli stesso dovrà sciogliere per poter finalmente dare il via alle riprese. Guido è in una profonda crisi di ispirazione: non è felice, teme di non avere da dire più nulla di sincero, di non essere all’altezza delle aspettative, ha paura di fallire. I suoi vertiginosi dubbi e i repentini cambi di idea scuotono, oltre che il suo equilibro, anche l’intero set, che si ritrova orfano di stabili direttive.<br />
L’impasse interiore trascina il regista in una profonda e a tratti tragica ispezione. Il passato, da un lato con la sua ammaliante attrazione, tipica delle memorie innamorate, dall’altro con tutto il peso delle frustrazioni e dei sensi di colpa intimamente mai sopiti, destabilizza il presente con le sue inarrestabili irruzioni e, mentre impedisce a Guido di vivere lucidamente, offre allo spettatore una travolgente dimensione onirica che lo affascina e lo spinge inconsciamente a seguire i tortuosi meandri della mente del regista. La sua infanzia circondata dalle donne di casa, la lotta tra amore sacro e amore profano, la scissione tra la rigida educazione cattolica e il desiderio di esplorare mondi proibiti, il dolore e la nostalgia per la perdita dei propri genitori sono ricordi che si proiettano nel presente, si materializzano nella figura materna e comprensiva di sua moglie Luisa, in quella fumettistica e ingenua della sua amante.<br />
Guido non vuole rinunciare a nulla e cambia strada ogni giorno perché ha paura di prendere quella sbagliata ed è solo nel finale, in una grande festa, in un grande circo, che sfiora, forse, l’unico segreto della vita: cercare semplicemente di intuire il passo di questa danza insensata e assurda alla quale partecipano tutti.<br />
Otto e mezzo è la disperata ricerca dell’innocenza perduta, della purezza, della salvezza, di una catarsi purificatrice dal marcio che ci corrode, è un bisogno di sincerità e di autenticità che Fellini abilmente ci consegna attraverso la figura di una meravigliosa e angelica Claudia Cardinale.<br />
Misurandosi in un’operazione ardita – superare il filone stesso del “cinema nel cinema” – Fellini ritrae, specchiandosi, un regista incapace di realizzare un film, un uomo avvolto dalla confusione e dalle paure che appartengono a ciascuno di noi.</p>
<p style="text-align: right;">Francesca Mastrogiacomo</p>
</blockquote>
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		</item>
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		<title>Vecchia America</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sentieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema allo specchio]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 29 Novembre h 18:00 &#124; Cinema Armenise]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1453" title="vecchia-america" src="http://www.sentierinelcinema.it/wp-content/uploads/2011/11/vecchia-america.jpg" alt="" width="589" height="252" /></p>
<p><strong>TRAMA:</strong> 1910. Un avvocato senza più lavoro diventa per caso regista di filmetti muti il cui protagonista è un ex malandrino. Avventure tragicomiche sul set porteranno i protagonisti a scontrarsi col mondo della Settima Arte. Tic dei protagonisti, manie di persecuzione e svariati omaggi al cinema muto si susseguono durante il film nel film. È l’azione del cinema nelle vite dei personaggi, che unisce anche i caratteri tra loro più dissimili.</p>
<ul>
<li><strong>REGIA:</strong> Peter Bogdanovich</li>
<li><strong>SOGGETTO E SCENEGGIATURA:</strong> Peter Bogdanovich, W.D. Richter</li>
<li><strong>FOTOGRAFIA:</strong> László Kovács</li>
<li><strong>MONTAGGIO:</strong> William C. Carruth</li>
<li><strong>INTERPRETI:</strong> Ryan O’Neal, Tatum O’Neil, Burt Reynolds, Brian Keith, Stella Stevens, John Ritter, Jane Hitchcock</li>
<li><strong>SCENOGRAFIA:</strong> Richard Berger</li>
<li><strong>MUSICHE:</strong> Richard Hazard</li>
<li><strong>PRODUZIONE:</strong> Columbia British, Emi</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong>Recensione</strong></p>
<blockquote><p>Un ragtime degli anni Dieci apre il film (alla Woody Allen per intenderci) e immerge immediatamente lo spettatore nel milieu che intende ricreare. Cosa fa un avvocato casinista e disoccupato (Ryan O’Neil) negli anni Dieci? Probabilmente decide di darsi al cinema.<br />
Già dall’inizio si respira aria da scene del cinema muto, il cappellino di O’Neil è keatoniano ma il protagonista è un Keaton più “modernamente” pasticcione. Poi l’innamoramento attraverso il finestrino di un treno rimanda alle sentimentali e “sdolcinate con brio” scenette chapliniane. Sempre ragtime in sottofondo. Eccolo Burt Reynolds, senza baffi e con vestito a scacchi, in sella a un cavallo. Ma nel cinema si cavalca “stando fermi”, vedrete. Poi eccolo l’omaggio a Keaton, le sue occhiaie e i suoi occhi in fuori sono gli stessi di un personaggio di contorno. Volano gli associazionismi, il dialogo Ryan-Tatum ricorda quello di tre anni prima di Paper Moon (sempre Bogdanovich), e Tatum in questa old America è davvero un perfetto neo-Jackie Coogan, “monello” chapliniano indimenticabile, che da grande sarà Zio Fester negli Addams, guarda caso altra “maschera” da cinema muto (tra “Fatty” Arbuckle e lo stesso Keaton). Poi sul volto di Reynolds, a metà del (meta)film, compaiono dei baffi, classici feticci del nostro. È paradossale che un film ambientato all’epoca del muto sia in realtà una pellicola estremamente e quasi nervosamente parlata. Certo, perché all’epoca si parlava ma il suono era assente, dunque quello di Bogdanovich è anche un omaggio alla magia del sonoro, realtà e finzione di un rapporto (discorso) amoroso, parafrasando i frammenti di Barthes. Dalla preistoria al west, dall’Oriente all’Occidente, gli sketches del film (muto) nel film (sonoro) ripescano tutte le epoche, tutte le vite dell’uomo. Poi ecco l’ascesa di Griffith, siamo al 1915, The Birth of a Nation inaugura un “nuovo” cinema e la morte del Nickelodeon (titolo originale di Vecchia America), tipo di cinema diffuso in America negli anni 1905-06, dove si pagava appunto con una moneta da cinque centesimi (nickel) l’ingresso al cinema (l’Odeon dell’antica Grecia dove si tenevano le rappresentazioni musicali). Le didascalie rinnovano il linguaggio al cinema, non più cartelli sulla scena trasportati da uomini. Il biglietto sale da cinque a dieci centesimi, la durata dei film aumenta e quindi anche il pubblico, le sale devono essere più confortevoli, la nazione “griffithiana” nasce schiacciando il nickelodeon, retaggio innocente di certo cinema, di certi sogni infantili, di certe meravigliose emozioni primordiali. L’immagine (amore per e nella vita) si muove e noi torniamo tutti bambini. Vivaci ma innocenti. Dinamici mentalmente ma statici di fronte allo schermo che è riflesso di sogni andati e desideri futuri, nei quali il cinema ama se stesso e chi lo guarda.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Ceddia</p>
</blockquote>
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