I Protagonisti

di Robert Altman
Usa 1992 | col | 124’

TRAMA: Griffin Mill è il produttore di una compagnia cinematografica. Il suo potere e la sua splendida vita vengono minati dall’ingresso in azienda di un nuovo produttore e da una serie di lettere minatorie. Credendo di aver individuato il nemico anonimo, Mill lo uccide, riuscendo poi a cavarsela nell’indagine che segue, benché spesso sia sul punto di crollare. Produrrà poi un film che narra più o meno la sua storia.

  • REGIA: Robert Altman
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Michael Tolkin
  • FOTOGRAFIA: Jean Lépine
  • MONTAGGIO: Maysie Hoy, Geraldine Peroni
  • INTERPRETI: Tim Robbins, Cynthia Stevenson, Greta Scacchi, Peter Gallagher, Brion James, Vincent D’Onofrio, Whoopi Goldberg, Lyle Lovett, Fred Ward, Sydney Pollack, Burt Reynolds, Jeff Goldblum, Burt Reynolds, Malcom Mc Dowell, Julia Roberts, Bruce Willis
  • SCENOGRAFIA: Robert Altman
  • MUSICHE: Les Hooper, Michael Mark, Gerry Mulligan, Thomas Newman
  • PRODUZIONE: Avenue Pictures Productions

Recensione

Altman prima di mettere a soqquadro l’America, oggi si insinua dietro le quinte del suo mondo, il cinema. Quello di Altman è un inquietante panopticon lynchiano, una finestra sul cortile per inconsapevoli spettatori, disarmati guardiani di nevrotici prigionieri dell’obiettivo.
Il piano sequenza iniziale lungo ben sette minuti, ispirato a L’infernale Quinlan di Orson Welles, è scandito da un estenuante chiacchiericcio pregno di citazioni cinematografiche, che saranno il filo conduttore della dissacrante commedia messa in atto. Ambientato negli anni Ottanta, The Player svela l’avidità di successo e denaro che cinicamente muove la macchina dell’industria cinematografica, sfatando il mito del sogno hollywoodiano. È lo stesso Altman a dire che Hollywood è “luogo di tagliole con personaggi seduti nei loro uffici, preoccupati solo a far profitto e con nessun senso di vergogna. Nel passato si cercava un buon attore, un buon regista, ed un bravo scrittore, ora prima decidono come vendere un film, ed una volta venduto cercano di farlo”
Mill, uno strepitoso Tim Robbins, è la marionetta mossa dalla sete di gloria e fama, e quando la sua carriera sembra sul viale del tramonto, insidiata da un nuovo produttore, e la sua vita trasformata in un incubo con la polizia alle costole – scortata da infauste zummate sulle locandine di Murder in the big house e Prison break, vecchi film che ruotano attorno ad un omicidio accidentale – ecco l’inopinato colpo di coda in cui la finzione sconfina nella già edulcorata realtà filmica.
Realtà che si sgretola fotogramma dopo fotogramma e quella psicastenia ampollosa – custodita in sguardi morbosi e irrazionali vezzi, disillusione dell’american beauty – esplode nel finale, nell’oscurità di una sala cinematografica – traslazione di schermo in schermo – ed inebria di un alone surreale i protagonisti mutandoli in Player(s): giocatori, attori. La pellicola si cosparge di una patina di finzione nella finzione, e risplende assolata l’insegna Movies now more than ever! , epiteto che condensa il meta-cinema altmaniano, l’affannosa corsa verso un lieto fine, l’irrimediabile dissolvenza della realtà.

Gianfranco Costantiello