Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm

di Michel Gondry
Usa 2008 | col | 98’

TRAMA: Mike è un ragazzo che lavora in un negozio di noleggio di videocassette di proprietà del signor Fletcher, fan accanito del musicista Fats Waller. Quando il signor Fletcher affiderà per qualche giorno il negozio a Mike, l’esuberante e maldestro amico Jerry smagnetizzerà involontariamente i nastri delle videocassette compromettendo le sorti della vecchia videoteca. Cosa fare dunque per evitare il fallimento? Forse una soluzione c’è, e passa per la fantasia e l’inventiva dei protagonisti.

  • REGIA: Michel Gondry
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Michel Gondry
  • FOTOGRAFIA: Ellen Kuras
  • MONTAGGIO: Jeff Buchanan
  • INTERPRETI: Jack Black, Mos Def, Danny Glover, Melonie Diaz, Mia Farrow
  • SCENOGRAFIA: Dan Leigh
  • MUSICHE: Jean-Michel Bernard
  • PRODUZIONE: Partizan

Recensioni

Dopo i successi di Eternal sunshine of the spotless mind e L’arte del sogno, la fervida immaginazione del filmaker francese, sempre oltre le righe, sembra non essersi sfrangiata, anzi sembra rinnovata con uno sguardo, in principio divertito e poi malinconico, ancorato in questo caso alla realtà, rispetto al suo passato visionario. Il nastro del disincanto, quello dei blockbusters, si riavvolge soffermandosi sulla giocosità infantile, il vedere, il gioco del cinema.
Quando la memoria cinematografica di una piccola videoteca verrà cancellata dall’irrequieto ed elettrico Jerry, i film perduti verranno marroccati, ovvero rigirati con l’ausilio di Mike e Alma in un singolare ed esilarante omaggio alla Settima Arte.
Così assaporeremo l’essenza del cinema e dei suoi classici, l’infinita e personale nuit americane che va da Ghostbuster a King Kong, da 2001 odissea nello spazio a Man in black.
Gondry acchiapperà i fantasmi smagnetizzati con una telecamera a mano, con costumi e scenografie di fortuna – il suo classico cinema artigianale di barchette di cartapesta che cavalcano l’onda di un sogno, il cinema a bassissimo costo che oserà sfidare l’abulico cinema industriale e le luccicanti e grandi catene di noleggio – colpendo al cuore dello spettatore: un amore silente nascosto tra le grinze del nastro di una VHS.
E quest’amore avrà la sagoma di volti meravigliati, estasiati e rischiarati dalla luce del proiettore che illumina lo schermo in una stanza buia, il nuovo cinema paradiso di Gondry e la sua irrinunciabile arte di sognare.

Gianfranco Costantiello

Una corsa contro il tempo, come avevamo già visto in Eternal sunshine of the spotless mind.
I due protagonisti si trovano a rincorrere la loro salvezza e quella della videoteca loro affidata, in un frenetico inseguimento in cui l’unico strumento per vincere l’ineluttabile senso di disfacimento della realtà circostante è affidarsi alla creatività dal momento che, come recita una svampita Mia Farrow a fine pellicola, “il nostro passato appartiene a noi, possiamo cambiarlo se vogliamo”.
“Maroccare” un film non è più solo un modo per salvarsi la pelle e rimediare agli errori commessi, ma un percorso per far emergere doti creative che i protagonisti non sapevano neppure di possedere. Lungo questi binari, con una buona dose di ironia, la rievocazione delle opere cinematografiche ammirate nel passato diventa il mezzo per risollevare le sorti della vecchia videoteca che sembra soccombere di fronte all’emergere delle nuove asettiche catene di distribuzione con personale anonimo e titoli in ordine alfabetico.
Be Kind Rewind è una commedia dal gusto anni Ottanta – al pari dei polverosi corridoi della videoteca del signor Fletcher – all’interno della quale però, persone del tutto comuni riescono a produrre da sé il proprio intrattenimento e lo fanno tramite quello che è il principio base che muove il cinema stesso: la fertilità delle intuizioni e la centralità dello spettatore.
Con un occhio critico alla corsa fine a se stessa verso il nuovo, alla frenesia del consumismo e alla ostentazione delle nuove tecnologie, Michel Gondry ribadisce la convinzione-consapevolezza di poter creare un film di qualità sulla base delle illusioni e delle capacità individuali piuttosto che affidandosi ai grandi budget.

Valeria Defilippis