8 e ½

di Federico Fellini
Ita-Fra 1963 | bn | 132’

TRAMA: Guido è un regista cinematografico in crisi. Oppresso dai ritmi e dalle esigenze del set, vaga in un limbo sospeso tra ricordi e desideri, ansie e speranze, perdendo, per poi ritrovarlo, il confine tra realtà e finzione, tra cinema e vita.

  • REGIA: Federico Fellini
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Federico Fellini, Ennio Flaiano
  • FOTOGRAFIA: Gianni Di Venanzo
  • MONTAGGIO: Leo Catozzo
  • INTERPRETI: Marcello Mastroianni, Anouk Aimée, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Rossella Falk
  • SCENOGRAFIA: Piero Gherardi
  • MUSICHE: Nino Rota
  • PRODUZIONE: Angelo Rizzoli

Recensione

Un uomo in macchina, intrappolato in un infernale ingorgo con la disperata voglia di fuggire dall’abitacolo opprimente e dagli sguardi fissi e insistenti degli altri automobilisti. Spiccare il volo per poi precipitare, come un precario e inerme Icaro, nella realtà affamata di risposte e decisioni da prendere.
L’uomo è un famoso regista e sin dalla prima sequenza ci è offerta la chiave d’accesso per immergerci nell’assurda e confusa “baracca” di un set cinematografico.
Dopo la consacrazione ottenuta con La dolce vita, la realizzazione di Otto e mezzo giunge in un momento cruciale della carriera di Federico Fellini e Guido, interpretato da uno straordinario Marcello Mastroianni, incarna in modo magistrale l’alter ego del regista riminese.
Protagonista incontrastata del film è la confusione, che intrappola il regista in un groviglio che egli stesso dovrà sciogliere per poter finalmente dare il via alle riprese. Guido è in una profonda crisi di ispirazione: non è felice, teme di non avere da dire più nulla di sincero, di non essere all’altezza delle aspettative, ha paura di fallire. I suoi vertiginosi dubbi e i repentini cambi di idea scuotono, oltre che il suo equilibro, anche l’intero set, che si ritrova orfano di stabili direttive.
L’impasse interiore trascina il regista in una profonda e a tratti tragica ispezione. Il passato, da un lato con la sua ammaliante attrazione, tipica delle memorie innamorate, dall’altro con tutto il peso delle frustrazioni e dei sensi di colpa intimamente mai sopiti, destabilizza il presente con le sue inarrestabili irruzioni e, mentre impedisce a Guido di vivere lucidamente, offre allo spettatore una travolgente dimensione onirica che lo affascina e lo spinge inconsciamente a seguire i tortuosi meandri della mente del regista. La sua infanzia circondata dalle donne di casa, la lotta tra amore sacro e amore profano, la scissione tra la rigida educazione cattolica e il desiderio di esplorare mondi proibiti, il dolore e la nostalgia per la perdita dei propri genitori sono ricordi che si proiettano nel presente, si materializzano nella figura materna e comprensiva di sua moglie Luisa, in quella fumettistica e ingenua della sua amante.
Guido non vuole rinunciare a nulla e cambia strada ogni giorno perché ha paura di prendere quella sbagliata ed è solo nel finale, in una grande festa, in un grande circo, che sfiora, forse, l’unico segreto della vita: cercare semplicemente di intuire il passo di questa danza insensata e assurda alla quale partecipano tutti.
Otto e mezzo è la disperata ricerca dell’innocenza perduta, della purezza, della salvezza, di una catarsi purificatrice dal marcio che ci corrode, è un bisogno di sincerità e di autenticità che Fellini abilmente ci consegna attraverso la figura di una meravigliosa e angelica Claudia Cardinale.
Misurandosi in un’operazione ardita – superare il filone stesso del “cinema nel cinema” – Fellini ritrae, specchiandosi, un regista incapace di realizzare un film, un uomo avvolto dalla confusione e dalle paure che appartengono a ciascuno di noi.

Francesca Mastrogiacomo