Smoke

di Wayne Wang
Usa 1995, col, 112'

TRAMA: Alla tabaccheria Brooklyn Cigar Co. di New York si avvicendano le storie di cinque personaggi diversi.  Auggie, il gestore della tabaccheria; Ruby, che torna e riemerge dal passato di Auggie con una benda sull’occhio e una figlia drogata e incinta; Cyrus, un meccanico che di meccanico ha anche il braccio; Paul, uno scrittore in crisi creativa dopo la morte della moglie; Rashid, un ragazzo di colore alla ricerca di un padre e di una vita.

  • REGIA: Wayne Wang
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Paul Auster
  • FOTOGRAFIA: Adam Holender
  • MONTAGGIO: Maysie Hoy, Christopher Tellfsen
  • INTERPRETI: Harvey Keitel, William Hurt, Forest Whitaker
  • SCENOGRAFIA: Kalina Ivanov, Jeffrey D. McDonald
  • MUSICHE: Rachel Portman
  • PRODUZIONE: Miramax Films, Smoke Productions

RECENSIONI

Il fumo scandisce ogni momento di intimità tra gli uomini, basta accendere una sigaretta e rivoli di fumo ricamati intrecciano legami tra esseri umani, tra padri e figli, tra madri e figlie, tra mancate maternità e paternità negate.
Fuma una sigaretta Ruby quando entra nella tabaccheria di Auggie per chiedergli aiuto, fuma una sigaretta Felicity quando li informerà di aver abortito. È il pretesto di una sigaretta che mette in relazione Rashid e Cyrus, figlio e padre. E Paul è appena andato a comperare i suoi sigari quando viene salvato da Rashid (che diventerà il suo protetto), al contrario di sua moglie, uccisa dopo essere andata a comperargli i sigari. Sopra tutti aleggia la figura di Auggie, il gestore della tabaccheria Brooklyn Cigar Co. che agisce da collante, da fosco direttore d’orchestra, da narratore di storie nonché da dispensatore di fumo perché, secondo la pubblica opinione, chi vende fumo di solito è un contaballe. In questo caso il fumo è più importante della vita stessa, perché “se stai per morire cos’è più importante, un buon libro o una buona fumata?”
É un film sul raccontare le storie, sul saperle raccontare, sul saperle vivere, perché la vita stessa è una potenziale storia da raccontare ad un amico, magari fumando insieme una sigaretta.

Palma Totaro

Con il gioco dei “se” si arriva a tutto. Un’esile malinconica filosofia esaurisce, nel peso di una nuvola di fumo, tutte le possibilità dell’esistenza, con un abbandono dolce e generoso agli eventi minimi, e fotografa quell’angolo di mondo sempre uguale e sempre diverso da sé.
L’elogio della lentezza, di una saggezza insieme minuta e cosmica fa da culla al seme dell’amore e nella parabola del racconto, declinata sul filo dei ricordi, annulla il tempo e lo spazio, la vecchiaia e la giovinezza, i padri e i figli.

Rossella Crocitto