L’angelo sterminatore

di Louis Buñuel
Messico 1962, b/n, 95’

TRAMA: L’alta borghesia si riunisce per una cena a casa di una coppia. I camerieri iniziano a sparire. Improvvisamente la casa diventa una prigione psicologica, metafora del loro (mal)essere. Nessuno riesce ad andare via, nessuno riesce a salvarli dall’esterno. Eppure l’ingresso è aperto, libero. Non ci sono vincoli materiali. Solo il timore del fuori, la follia surreale dei soggetti. Quasi un giallo.

  • REGIA: Louis Buñuel
  • SOGGETTO: José Bergamin
  • SCENEGGIATURA: Louis Buñuel, Luis Alcoriza
  • FOTOGRAFIA: Gabriel Figueroa
  • MONTAGGIO: Carlos Savage
  • INTERPRETI: Silvia Pinal, Jacqueline Andere, Josè Baviera
  • SCENOGRAFIA: Jesús Bracho
  • MUSICHE: Raúl Lavista
  • PRODUZIONE: Producciones Gustavo Alatriste

RECENSIONI

Buonasera a tutti, sono l’Angelo sterminatore, sì proprio io! Venite, signore e signori, vi invito al mio spettacolo, venite tutti. Celebro il balletto infernale del surrealismo estremo, dell’allucinato viaggio con ritorno dubbio, laico, anticlericale e antiborghese. Non si entra signori, e non si esce neanche! La morte si veste da fato che si veste da morte che si veste da… Non mancate al girotondo delle mie anime che si scambiano di posto, che si privano della loro dignità, della loro umanità. Siete vivi e siete morti, increduli e affascinati, impauriti e sbigottiti, non abbiate paura di me, abbiate paura di voi stessi!
Ops! Ma c’è un orso in cucina. Strano. Nessuno deve perdersi una cena che è uno spettacolo teatrale, una tavola-teatro, uomini e donne legati tra loro, uniti e divisi. Io sono l’Angelo sterminatore che gioca a scacchi con gli uomini, le mie pedine preferite, bianche o nere non fa differenza. Scacco matto! E rimetto tutto a posto, non temete! Io vi disprezzo ma vi salvo, intreccio i vostri destini, siete tasselli del mio puzzle, vi monto e vi smonto, state sereni. Scherzate tra voi, sulla verginità, sulla malattia, sulla morte. Fate l’amore con un defunto in casa, pungete con le vostre parole al cianuro, poi sacrificate tre agnelli e io vi salverò! Scacco matto ancora! Addio signore e signori, alla prossima.
Vostro Angelo sterminatore.

Giuseppe Ceddia

La sensazione è quella di essere l’egiziano con la casa priva, sulla porta, della croce rossa che possa salvargli la vita nel giorno della vendetta contro la schiavitù giudaica. I commensali sono appena stati a teatro e la scena dell’arrivo in casa è costruita come una quinta teatrale. Lo spettacolo nella villa con il “dramma” dei “naufraghi senza naufragio” e lo spettacolo che si crea fuori con i curiosi che accorrono per vedere gli intrappolati, porta ad una lettura “teatrale” del tessuto narrativo. Ma il tema dominante è la “putrefazione e la fatiscenza della carne”; solo il sacrificio dell’innocente potrà mettere fine alla sottile e impercettibile carneficina. Buñuel richiama il macabro e il divino, la massoneria e la kabala. Nel film si insinua sottilmente, tra i personaggi, l’ossessione per la colpa, per il peccato. Il dottore, che parla continuamente di malattia e capelli, rappresenta ironicamente la scienza che “sa tutto” ma che nulla può contro la “perdita” (dei capelli e, freudianamente, della virilità). I protagonisti perdono la loro essenza umana in favore di una brutalità animale, accomunati all’orso che sevizia gli agnelli sacrificali: nel salotto-rifugio si cibano di queste creature “pure”. Venti commensali, attori che interpretano la parte degli invitati offesi e delusi, mentre i meschini “attori” che li hanno preceduti, i domestici, sono andati via “senza motivo”: la parte gli è stata imposta e loro non  sanno il perché. Si dialoga ossessivamente di fiumi, mari, amore e morte; qualcuno beve l’acqua del vaso: putrefatta come le loro carni chiuse in una stanza maleodorante, simbolo di una classe in declino.

Isabella Di Bari