Il grande Lebowski

di Joel Coen
Usa 1998, col, 117'

TRAMA: Un ex hippy viene assunto da un ricco filantropo disabile, suo omonimo, per consegnare il riscatto per il rapimento della giovane moglie che, dopo una serie di rocambolesche vicende, degna parodia dell’hard boiled, si scoprirà non essere mai avvenuto.

  • REGIA: Joel Coen
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Joel Coen, Ethan Coen
  • FOTOGRAFIA: Roger Deakins
  • MONTAGGIO: Roderick Jaynes
  • INTERPRETI: Jeff Bridges, John Goodman, Steve Buscemi, John Turturro
  • SCENOGRAFIA: Rick Heinrichs
  • MUSICHE: Bob Dylan, Rolling Stones, Nina Simone, Elvis Costello
  • PRODUZIONE: Polygram Filmed Entertainment, Working Title Film

RECENSIONI

Chi è Lebowski? O piuttosto, chi dei due? A quale dei due Lebowski somigliamo di più: al cinico, ambizioso e strafottente miliardario arrivato o al pigro, menefreghista e “fattone” ingenuo fallito? Il grande Lebowski rispecchia benissimo l’evidente divario creatosi all’inizio degli anni Novanta tra due estremi della stessa classe sociale: la borghesia. In alto quelli del sogno americano, i figli della produttività, del capitalismo sfrenato, in basso gli strascichi della cultura hippy, dei figli dei fiori, personaggi fuori luogo nell’ambiziosa società contemporanea. Ecco Drugo (e non Signor Lebowski) appare agli occhi degli spettatori un uomo che rifiuta il contatto con la società e sembrerebbe sempre fuggire dalla realtà che lo circonda e soprattutto dall’incredibile susseguirsi degli eventi. Sì, Drugo dà costantemente l’impressione di voler fuggire dal film, è come se tutto quello che gli accade non interessi la sua vita; ma questo non può accadere, Drugo è (come dice l’incipit del film) “l’uomo giusto nel posto giusto e nel momento giusto”. E pensare che Drugo vuole solo giocare a bowling, bere qualche birra con gli amici e rientrare nella sua confortevole topaia, ma l’omonimia con un pezzo grosso dell’industria lo risucchia in una spirale di eventi tragicomici. Poteva “starsene tranquillo con qualche macchia di piscio sul tappeto” ed invece il destino ha scelto di incasinare proprio lui; ma Drugo è uno che “aspetta, che la prende come viene” e proprio per questo prima o poi tornerà il sereno, la tranquillità, il “cazzeggio”.

Toni Cavalluzzi

Il pacifico pacifista Jeffrey Lebowski, detto Drugo, professione “disoccupato”, si aggira in una Los Angeles in cui tutto e niente può accadere, dove sembra che vigano solo le ferree regole del bowling.
Nella realtà che si sfilaccia come in un gioco ironico, divertito e grottesco, pieno di “input e output” e di “complesse sfaccettature”, il filo del discorso si perde nell’umanità alla deriva e chi può non supera la “sottile linea di sabbia” della propria coscienza, mentre gli Usa fanno la guerra a Saddam.
Un manifesto di libertà bizzarra, uno sberleffo iperbolico, nel ciclo continuo della faccenda umana, dove saggezza è prendere “religiosamente” la vita così come viene.

Rossella Crocitto