Le imprevedibili combinazioni di Calvino

di Chiara Lacirignola

Che fine fa chi si perde, chi inciampa nell’intoppo che il Destino o il Caso ha posto lungo il suo cammino?
C’è un castello misterioso – oppure una taverna, chi lo sa… –  nascosto nel cuore di un bosco che dà rifugio a quanti (nobili cavalieri, dame, corti reali o umili viandanti) hanno smarrito la strada dopo essere incappati in vicende misteriose, paurose, drammatiche o fantastiche. Ognuno di loro inseguiva qualcosa: potere, ricchezza, amore e questa brama li ha spinti ad inoltrarsi nella fitta foresta dove qualcuno o qualcosa li ha sconfitti e spersi, ed ora, finalmente al riparo, vorrebbero trovare conforto nel raccontare i fatti straordinari di cui sono stati protagonisti. Ma qualcosa di inspiegabile è accaduto: dalla loro bocca non esce suono, la traversata del bosco – coraggiosa o incosciente, chi può dirlo… – è costata a ciascuno la perdita della voce. I viandanti si guardano stupiti: come fare a raccontare? Fortunatamente in un angolo del tavolo è appoggiato un mazzo di tarocchi – è sempre stato lì senza essere notato o qualcuno l’ha appositamente fatto comparire? – ed essi intuiscono la possibilità di sfruttarli per raccontare le loro storie. Quelle carte racchiudono i simboli essenziali per ricostruire le avventure: i bastoni, minacciosi e fitti come i rami della foresta che li hanno imprigionati; i denari, infausto motore di troppe azioni umane; le spade affilate con cui hanno combattuto per salvarsi dalle trappole e dalle imboscate; le coppe luccicanti e colme di cibo o vino che li hanno accolti e confortati all’arrivo in questo misterioso rifugio.
Così i tarocchi vengono sparpagliati sul tavolo, vengono fatti girare da un capo all’altro della mensa, vengono toccati, osservati, finché ognuno non intravede nelle carte qualcosa che va oltre la raffigurazione degli Arcani: ognuno vede se stesso, vede la propria storia. A turno gli avventori prendono il mazzo di tarocchi e scegliendo una carta alla volta, affiancando le immagini e mostrandole agli altri ricostruiscono i tasselli della propria avventura. Passando di mano in mano, di storia in storia, ogni carta viene usata più di una volta e ogni volta assume un significato differente. Ognuno racconta di sé ma l’incrocio di carte – e di destini – potrebbe essere infinito, è un vortice generatore di altre storie, un meccanismo potenzialmente inarrestabile, perché nelle storie degli avventori di questo castello dove i destini si incrociano – così come in tutte le altre storie e così come nelle storie di ciascuno di noi – quando meno ce lo si aspetta ecco spuntare un Cavaliere che salva, un Matto che sconvolge i progetti, l’Amore inatteso, un Carro che intralcia il percorso, la Giustizia con cui fare i conti o nel peggiore dei casi la Morte che sempre si respinge.
E se fossimo noi a dover ricostruire le nostre storie attraverso questi misteriosi fotogrammi in quale carta ci vedremmo maggiormente riflessi? Nel ricco e gaudente Cavaliere di Coppe o nel misero Perduto, derubato fino all’ultima moneta e appeso a testa in giù? Nel coraggioso e altruista Cavaliere di Spade, o nell’infido Diavolo? Nel saggio Eremita o nell’irrecuperabile Matto? E di quale donna ci diremmo innamorati: di una guerriera Regina di Spade o di una soccorrevole Regina di Coppe? Ma poi chi tesse la trama che congiunge o separa i tasselli delle nostre vite?
Forse c’è una mano invisibile che ci muove come pedine di un labirintico gioco del quale non intuiamo il fine, o forse siamo in balia di un inaccessibile Caso che sparpaglia le carte del nostro destino creando combinazioni imprevedibili, fatali o felici. Ma non sarà questa incertezza a impedire ai personaggi di ogni storia – relegata tra le pagine di un libro, impressa su una pellicola, o della vita vissuta – di continuare a cercare e a cercarsi, di continuare ad interrogarsi, a viaggiare, a muoversi per la scacchiera del mondo o nello spazio angusto dell’esistenza quotidiana, a ricercare l’intreccio con altre vite ed altri mondi, a illudersi di potere, almeno in minima parte, affermare la propria volontà e realizzare i propri desideri.
Qualunque esso sia, non è il lontano punto di arrivo quel che conta, ma il percorso stesso, con tutti gli ostacoli, gli imprevisti, gli errori e le peripezie che lo accompagnano: è questa la sostanza della vita.