Furto in pasticceria

di Mr Cinéphil

Ho sempre amato Italo Calvino per la sua scrittura e le sue invenzioni che spesso mi proiettano, come in un sogno, o come in un film, nei mondi fantastici che descrive. Stimolato dagli spunti che offre la rassegna, ripensavo in questi giorni al Calvino del “periodo combinatorio”, il suo momento migliore, e a quel meraviglioso catalogo di storie possibili, e di possibili maniere di raccontarle che è il Castello dei destini incrociati, quando un tragico avvenimento mi induce a parlare di come il suo destino abbia incrociato quello di un altro grande artista e narratore che in questi giorni ci ha lasciati volando da una finestra… già, come Peter Pan nella nostra infanzia.

Ho sempre amato Mario Monicelli per la sua straordinaria capacità di raccontare vizi e tragedie nazionali facendomi scompisciare dalle risate. Il percorso di questi due autori, solo apparentemente così distanti, si è più volte incrociato: una prima volta negli anni ’50 quando Monicelli propose a Cristaldi il progetto di un documentario esotico, un genere allora molto in voga, che ripercorresse la rotta di Marco Polo da Venezia a Pechino. Pensando a chi avrebbe potuto tracciarne il soggetto, sospeso fra il magico e il documentaristico, fu Suso Cecchi d’Amico a suggerire al regista il nome di Calvino, che accettò e, come ricorda lo stesso Monicelli, “dopo un po’ si presentò con una cinquantina di pagine veramente straordinarie… sembravano arazzi persiani”. Il progetto però, come spesso accade, andò in fumo, ma alcuni anni dopo, nel 1962, Monicelli scelse proprio un racconto di Calvino, L’avventura di due sposi, per l’episodio Renzo e Luciana che diresse nel Boccaccio ’70, affidando la sceneggiatura allo stesso autore e a Giovanni Arpino.

Ma l’incontro più insospettabile e forse più emblematico fra i due, avvenne nel 1958 con I soliti ignoti: l’idea base del film, l’abbuffata di pasta e fagioli della banda di imbranati dopo il furto fallito e l’irruzione in una cucina anziché nel banco dei pegni, fu ispirata (come confessò lo sceneggiatore Furio Scarpelli allo stesso Calvino) da un altro racconto dello scrittore, Furto in pasticceria.

Mi piace immaginare che il loro ultimo incontro dall’altra parte del buco, nell’aldilà, si sia risolto con una fragorosa risata!

Mr Cinéphil

P.S. L’unico film tratto da un romanzo di Calvino, Il cavaliere inesistente girato nel 1969 da Pino Zac (pseudonimo del fumettista siciliano Giuseppe Zaccaria), è oggi introvabile. Chiunque ne abbia traccia, su qualsiasi supporto, è pregato di farmi una segnalazione.

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