Nosferatu il vampiro

di Friedrich Wilhelm Murnau
Nosferatu, eine Symphonie des Grauens / Ger. 1922 / 94 min

nosferatu
TRAMA: Il giovane Hutter parte lasciando a Wisborg la fidanzata Ellen che preoccupata dalla presenza di oscuri presagi cerca di dissuaderlo. Il viaggio verso la Transilvania e l’arrivo al castello del conte Orlok sembrano assecondare le inquietanti premonizioni di Ellen, che dopo incubi notturni rivelatori sulla natura del “non morto” (questo il significato di Nosferatu in romeno) riesce a ricongiungersi con Hutter anche lui provato dalla conoscenza del sinistro conte. Quest’ultimo intanto ha raggiunto, seminando morte e distruzione, la cittadina di Wisborg dove troverà la sua fine grazie al sorgere del sole penetrato dalla finestra della stanza di Ellen.

  • REGIA: Friedrich Wilhelm Murnau
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Bram Stoker, Henrik Galeen
  • FOTOGRAFIA: Günther Krampf, Fritz Arno Wagner
  • INTERPRETI: Gustav von Wangenheim, Max Schreck, Greta Schröder, Alexander Granach, Georg H. Schnell, Ruth Landshoff, John Gottowt, Gustav Botz
  • SCENOGRAFIA: Albin Grau
  • MUSICHE: Hans Erdmann

Recensione

Il conte Orlok è un dominatore: zanne e artigli sono le sue armi naturali, una iena si muove nel bosco della Transilvania e prefigura la trappola in cui l’ingenuo Hutter cadrà a breve, una postura che suggerisce contagio e contaminazione indica la natura pestilenziale del vampiro che domina anche il linguaggio filmico attraverso lo speed motion.
Tutti i cliché dell’iconografia cinematografica sul vampirismo nascono da qui. Una realtà sinuosa che annienta la dicotomia giorno/notte ed esterno/interno; Orlok agisce nella dimensione oscura e notturna, influenzando il giorno e la vita delle sue vittime, agendo all’interno del suo castello e nei sogni di Hutter ed Ellen divorando la loro quotidianità, la loro essenza vitale. Il labirintico castello di Orava, la cambusa della nave che attraversa il mar Baltico sono contaminate dalla pestilenziale presenza della morte che manipola la solare realtà della cittadina di Wisborg rendendola un macabro teatro di desolazione dove sfilano solo processioni funebri. La realtà esterna ha un suo privilegiato punto di vista, la finestra, che indica un tentativo di apertura e connessione verso la pervasiva violenza che serpeggia nei sentieri reali e onirici intaccando il focolare domestico.
La realtà è sempre soggetta all’influenza del sogno, degli incubi; le variazioni cromatiche della pellicola suggeriscono i passaggi emotivi di cui sono protagoniste le vittime immergendo lo spettatore in questa misteriosa sinfonia dell’orrore. Una narrazione dalla struttura razionale, una discesa negli inferi regolata da leggi matematiche ci accompagna verso un esito positivo in cui si chiarisce, per dirla con Oscar Wilde quanto “il mistero dell’amore sia più grande del mistero della morte”.

Marilù Ursi